Carrara – Cave di Carrara

Tipologia: asfalto - Difficoltà: family

LE CAVE DI CARRARA E LA CRONOSCALATA DEL 1960

Grande giorno il 27 maggio del 1960 per la città di Carrara.

L’estro di patron Vincenzo Torriani inventa, dopo quella di San Luca del 1956 e del Vesuvio del 1959 (seconda crono nella stessa giornata e vinta da Gaul, unitamente a quella di Ischia vinta da Catalano!), la mini – cronoscalata delle Cave di Carrara, di soli 2,2 km.

Altre saranno le brevi cronoscalate al Giro (si pensi a quella di 13 km del Ciocco, del 1975, vinta da Bertoglio o a quella del Monte Generoso di 10,7 km, del 1989, vinta da Fignon).

Altre saranno anche le follie di Torriani, come la crono di Venezia di 12 km giunta in Piazza SAn Marco e vinta da Moser nel 1978.

In realtà quella delle Cave di Carrara è la seconda semitappa di una giornata che, al mattino, vede la vittoria di Emile Daems in volata nella Livorno – Carrara, sul cremonese di Vailate, Pierino Baffi.

È il giorno perfetto per il grande Miguel Poblet, che in quell’occasione sveste i panni tradizionali di “ruota veloce” per compiere l’impresa di vincere la cronoscalata (alla media di 24,828 km/h) ad ex equo con Jacques Anquetil. Alle loro spalle Gaul, a 2” e Massignan, a 7”.

In rosa rimane Jos Hovenaers, belga della Ghigi, che perderà successivamente il primato nella cronometro di Seregno. Anquetil difenderà la maglia sulle Dolomiti, soprattutto nella famosa e durissima tappa Trento – Bormio, conquistata da Gaul dopo un grande duello sul Passo Gavia con Massignan, Nencini ed Anquetil.

Da “La Stampa” del 28 maggio 1960

Carrara, 27 maggio.

Il ciclismo si evolve, le tappe lunghe, faticose,’sfibranti hanno fatto il loro tempo, ormai corridori preferiscono, per darsi battaglia, i percorsi brevi e nervosi.

Il ciclismo si evolve, la tecnica pura cede alle esigenze dello spettacolo e gli organizzatori, per forza di cose, tengono il passo con la moda. Il Giro d’Italia non fa eccezione, oggi la corsa, per la seconda volta da quando è scattata da Roma, ha voluto offrire un programma di varietà, proprio secondo i desideri degli atleti e di buona parte del pubblico: due “razioni” addirittura, al mattino una prova in linea sui 93 chilometri della Livorno – Carrara, al pomeriggio una “individuale”a cronometro in salita, ridotta ai minimi termini, sui 2 chilometri e 200 metri che portano da Carrara alle Cave. Bisogna riconoscerlo: i buoni risultati, sempre naturalmente in rapporto agli intenti degli organizzatori, non sono mancati; al mattino la tappa è filata via a rapidissima media, al pomeriggio la affluenza del pubblico sui bordi della strada ha avuto toni e aspetti da incutere persino paura. Dal lato puramente sportivo, logicamente, la giornata ha lasciato invece le cose in pratica come stavano alla vigilia e la scala dei valori reca qualche lievissima variazione, scandita da pochi secondi, senza che sia stato possibile il verificarsi di nessuna sorpresa.

Nella prova in linea, gli assi hanno badato semplicemente a montarsi la guardia per evitare colpi gobbi e soltanto la maglia rosa Hoevenaers e Anquetil hanno messo il naso alla finestra, subito scatenando l’immediata reazione dei colleghi. (…) I campioni pensavano bene di non contrastare loro il passo ed i fuggitivi giungevano così fino allo stadio di Carrara con Padovan e Benedetti nelle posizioni dì testa, lanciatissimi a conquistare quello che sarebbe stato il loro primo successo. All’entrata in pista, però nello stretto passaggio, capitava un po’ di confusione dovuta all’orgasmo e Padovan e Benedetti perdevano i posti buoni. Sbucava per primo Fallarini, seguito da Domenicali, Baffi e Daems. La lotta si restringeva tra Baffi e Daems. Il velocista della Ignis sembrò sicuro vincitore fin quasi sotto lo striscione ma qui saltò fuori con un guizzo Daems e risolse a suo favore la partita con un vantaggio di pochissimi centimetri. Grande esultanza del belga, un ragazzino biondo, dal furbo sorriso, e di uno degli autisti della carovana al seguito del Giro. L’autista, in questione, al volante della vettura di un giornale di Bruxelles, per la cronaca è il suocero di Daems. I conti erano sbrigati in fretta e furia e servivano per constatare come Delberghe, gregario di Anquetil, fosse risalito al quarto posto della graduatoria generale, mentre Botella aveva conquistato la decima posizione. Poi, ci si trasferiva alla periferia della città, dove era situata la partenza alla micro – crono – scalata. La rosa del favoriti era ristretta, comprendeva gli ormai soliti nomi, che si battevano con puntiglio per una questione più d’orgoglio che di classifica. Gaul senza dubbio è il migliore scalatore del Giro, ma la rampa, per lui, si rivelava troppo breve e troppo facile. Il lussemburghese doveva così accontentarsi del terzo posto, alle spalle di Anquetil e di Poblet, che terminavano alla pari, fraternamente dividendosi l’onesta gioia del piccolo successo. Massignan, quarto, si infilava tra gli stranieri, precedendo il belga Couvreur e lo svizzero Ruegg. Distacchi di secondi, dicevamo: nei confronti della coppia Poblet – Anquetil, venti ne perdevano Ronchini e Defilippis; ventidue Nencini; ventiquattro Hoevenaers, Van Loy e Zamboni; venticinque Junkermann, Pambianco e Coletto …

MILESTONES

Giro d’Italia

1960 27 Maggio, Stage 9a: Livorno – Carrara Vincitore: Emile Daems

1960 27 Maggio, Stage 9b: Scalata delle Cave di Carrara Vincitori: Jacques Anquetil, Miguel Poblet

Altimetria

Ciclismo

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